Mamme e Baby blues, come aiutarle in modo concreto

Molti ancora non conoscono nemmeno il significato del termine Baby blues. Eppure ormai l’informazione, soprattutto sul web, circola abbastanza rapidamente e si possono trovare davvero tantissimi casi, racconti, di donne che hanno avuto a che fare con questo disagio. La prima cosa che serve quindi è l’informazione, bisogna conoscere questo problema per poter aiutare le donne che ne soffrono in modo concreto, e prima ancora, bisogna essere in grado di riconoscerne i sintomi.

Cos’è il Baby blues

Il Baby blues è uno stato di profonda tristezza, di depressione, ma a differenza della depressione post parto, questa è una condizione transitoria che possono attraversare moltissime donne nei giorni immediatamente successivi al parto. La transizione da uno stato a un altro, il diventare madre, il corpo che è cambiato, le abitudini che vengono rivoluzionate la vita di coppia sconvolta. Insomma, i fattori sono diversi, ma il risultato è uno solo: una donna che ha bisogno di aiuto.

Come ci si accorge del Baby blues

baby bluesSolitamente il sintomo più evidente è un profondo stato di tristezza, tutto perde di significato, perfino quello che era il nido d’amore della coppia arredato con entusiasmo: il divano intonato alle tende, il tavolo in vetro, la cucina dei sogni, la camera da letto che doveva contenere tutto l’amore della coppia. Tutto perde il suo significato, perfino la cosa più preziosa: il neonato. La mamma affetta da Baby blues sembra quasi essere ostile nei confronti del bambino e, comunque, fa fatica a prendersene cura.

Non è raro vederla piangere mentre il bambino dorme o mentre lo allatta, se lo allatta. Inoltre una donna col Baby blues è apatica, non ha entusiasmo, e sovente ha dei momenti  di grande sconforto. In genere tutto si risolve nel giro di qualche settimana, ma a patto che la donna venga accompagnata e accudita dai familiari, una donna sola farà molta più fatica a uscire da questa situazione.

Cosa si può fare per uscire dal Baby blues

Per la maggior parte delle donne che cadono in questo stato, si tratta solo di un momento passeggero e che si risolve spontaneamente, appunto, nel giro di poche settimane. Per altre però le cose non sono così semplici e la cosa migliore da fare è quella di ricorrere a una terapia psicologica o, quantomeno, al consulto di un bravo terapeuta. La famiglia dovrà stare molto vicina alla mamma e al bambino, aiutare la puerpera nell’accudimento del piccolo e nello svolgimento delle mansioni domestiche quotidiane.

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